CATTOLICI DI LINGUA EBRAICA: PIZZABALLA (CUSTODE) SULLE PAROLE DEL PAPA

Le parole del Papa all’udienza sono “musica per le orecchie” delle comunità cattoliche di lingua ebraica che vivono in Israele. “Riconoscendo il rapporto inscindibile tra Cristianesimo e ebraismo – dichiara al Sir padre Pierbattista Pizzaballa, Custode di Terra Santa, che ha seguito per lungo tempo queste realtà – il Pontefice ha ribadito che tra cristianesimo ed ebraismo esiste un rapporto unico e privilegiato. Non si può pensare al cristianesimo senza l’ebraismo. Le nostre radici sono lì”. “Per molti secoli – aggiunge – si è sempre presentato l’annuncio ai non ebrei, i cosiddetti gentili, come una sostituzione dell’annuncio agli ebrei. Ma non è così. Quello che sta accadendo in Israele, nelle piccolissime comunità cattoliche di lingua ebraica è esattamente quello che accadde ai tempi di Giacomo il minore, cui Benedetto XVI ha dedicato la catechesi odierna. Le domande sono le stesse: bisogna osservare la legge ebraica o no? E come? Perché?”. “Spero che parole del Papa – conclude – possano rinvigorire il cammino di fede di queste comunità che sono nuove e che hanno bisogno di tempo ma anche di sofferenza”. Le comunità cattoliche di lingua ebraica (Beersheva, Haifa, Gerusalemme, Tel Aviv) fanno parte dell’Apostolato di san Giacomo apostolo, oggi noto come Vicariato ebraico-cattolico. Approvato l’11 febbraio 1955 dall’allora patriarca latino Alberto Gori, nasce come risposta ai bisogni dei cattolici di lingua ebraica. Ha due scopi: la creazione di centri per ebrei cattolici dove la liturgia è celebrata in ebraico e il riavvicinamento tra ebrei e cristiani.