"Alcuni anni fa a Torino conobbi un ragazzo che ‘sballava’ spesso in discoteca, facendo abbondante uso di droghe sintetiche prosegue Pollo . Poi cominciò a fare volontariato con bambini provenienti da Chernobyl, e smise di drogarsi, avendo trovato un altro modo per vivere ‘pienamente’. Questo caso dimostra che bisogna offrire ai giovani un’opportunità per far loro scoprire come si possa vivere bene senza fare ricorso alle sostanze stupefacenti, trovando al proprio interno gli stimoli per avere una vita sociale piacevole". Dunque, no alle manette, ma neanche a "camere del buco" e a una libertà incondizionata: "Nessuna società può esistere senza darsi dei limiti. Serve un confine tra una vita centrata sulla coscienza, l’autonomia della persona e relazioni vere e una in cui la coscienza viene messa da parte dalle sostanze, e sono queste a dettare il ritmo alla vita sociale. Lo Stato non può essere indifferente di fronte a uno o all’altro modo di vivere". Il pedagogista concorda con chi chiede che la sanzione non sia il carcere, "ma devono esserci forme alternative, come attività di utilità sociale, che facciano maturare l’individuo. Le ‘camere del buco’, al contrario conclude significano incorporare e legittimare un modello di vita in cui la coscienza e la libertà della persona non sono al centro".” ” ” ” ” “