È la speranza "che dà unità al corpo ecclesiale": "la Chiesa è un popolo che aspetta, che sa che il più bello deve ancora venire". È questo il centro dell’intervento che mons. Angelo Comastri, vicario pontificio per la Città del Vaticano e presidente della Fabbrica di San Pietro, ha reso stamani alla 56a settimana di aggiornamento pastorale, organizzata a Parma dal Centro di orientamento pastorale, che vede sacerdoti, religiosi e laici confrontarsi su "La Chiesa locale madre dei cristiani e speranza per il mondo". Tre le figure di santità citate dal presule, "luci sul volto della Chiesa": madre Teresa di Calcutta, Massimiliano Kolbe e Maria Goretti. La Chiesa è "un popolo con una ricchezza diversa da quella del mondo", ha affermato mons. Comastri, citando madre Teresa. "Non posso accettare questo dono, perché non mi serve. E quel che non mi serve, mi pesa!". Con queste parole la religiosa di Calcutta nel 1988 rifiutò, ad esempio, una lussuosa villa che le veniva donata. Padre Kolbe rappresenta il volto di una Chiesa "dove è legge dare la vita gli uni per gli altri". Essa, ha aggiunto mons. Comastri, "è guidata dalla certezza che alla fine ci sarà una sola graduatoria: quella della carità, di chi ha amato di più. Nella Chiesa non esistono scatti d’anzianità né scatti di raccomandazione, ma soltanto scatti di carità". Infine, Maria Goretti, che perdonò il suo assassino, ci rende l’immagine della Chiesa "casa del perdono", "popolo nel quale la legge dell’amore è legge di vita".