“Un’opera di educazione che rafforzi e radichi quel sentimento diffuso di rifiuto della mafia che è venuto crescendo nella nostra società negli ultimi vent’anni”: è quanto auspica l’arcivescovo di Monreale, mons. Cataldo Naro, all’indomani degli arresti di tre capimafia e di altri mafiosi (45 arresti in tutto, mentre sono in corso le ricerche di altri 7). In una nota diffusa oggi, il presule afferma che “in questo campo la Chiesa può continuare a fare molto. Ormai appare evidente a tutti, anche nei più piccoli paesi, che c’è una incompatibilità insuperabile tra l’appartenenza ad una cosca mafiosa o anche solo la connivenza con essa e la professione di fede cristiana. E questo dato, così semplice ed evidente”, per mons. Naro “deve essere radicato nella mentalità diffusa”. Molto, sottolinea l’arcivescovo, “è stato fatto in tal senso ma ancora molto resta da fare. È il compito proprio della formazione cristiana quale si conduce nelle nostre parrocchie”. Di qui il riferimento all’inchiesta che il sociologo Antonio La Spina sta conducendo sui catechisti delle parrocchie della diocesi di Monreale circa l’importanza che essi assegnano nella loro opera educativa al tema della mafia e della sua incompatibilità con l’appartenenza ecclesiale. Per mons. Naro i risultati dell’indagine consentiranno di indirizzare ancora meglio l’opera formativa della Chiesa. Un primo resoconto dell’indagine sarà proposto La Spina ai catechisti della diocesi nel loro annuale convegno che si terrà il prossimo 8 luglio.