LAVORO DOMESTICO: DON CELI (API COLF), "FARE CHIAREZZA" E "UNIFICARE I PROFILI PROFESSIONALI"

"Prendiamo atto delle dichiarazioni del ministro per le Politiche della Famiglia Rosy Bindi circa l’importanza di riconoscere professionalmente la figura dell’ ‘assistente familiare’, ma si tratta di capire come si potrà attuare questa promessa": lo ha detto al Sir don Giovanni Celi, consulente ecclesiastico nazionale dell’Api Colf, l’associazione di ispirazione cristiana cui aderiscono oltre 10 mila collaboratrici familiari, in maggioranza immigrate. Don Celi, dopo le dichiarazioni del ministro Bindi al seminario delle Acli Colf, l’altra associazione di ispirazione cristiana (6 mila aderenti), rileva che "l’istruzione professionale è demandata alle regioni che oggi, a vario titolo, riconoscono la figura delle ‘Oss’, operatori socio-sanitari, corsi promossi in genere dagli assessorati alla sanità e al lavoro. Sono stati quasi del tutto aboliti, tranne che in Lombardia e Sicilia, i corsi per le ex-Adest, assistenti domiciliari di strutture tutelari. Così, se la figura di cui ha parlato il ministro Bindi è delle assistenti familiari, si avvicinerebbe maggiormente alle ‘Adest’ piuttosto che alle ‘Oss’. Il punto è che scontiamo un vuoto normativo fin dal 1978, quando il ministero del Lavoro doveva emanare un decreto per stabilire gli ordinamenti didattici delle varie figure professionali, così che ogni regione ha poi provveduto in proprio, fino alla situazione odierna variegata e nella quale si ha il paradosso che un titolo conseguito nella regione ‘A’ non è riconosciuto dalla regione ‘B’. Speriamo che si possa fare finalmente chiarezza".