“I dati Istat più recenti parlano di più di un milione di addetti al lavoro di cura, di cui ben il 77 per cento sarebbe in posizione irregolare”: lo ha detto questa mattina a Roma Pina Brustolin, responsabile nazionale Acli Colf, aprendo i lavori del seminario di studio su “Lavoro di cura: scenari attuali e proposte per il futuro” . Sostenendo che la via di uscita per superare discriminazioni e marginalità del lavoro domestico consiste nel “costruire un welfare della cura”, la Brustolin ha affermato che “bisogna trasformare il lavoro di cura da lavoro subalterno e sommerso in vera e propria professione appetibile sia dal punto di vista contrattuale attraverso riforme adeguate, sia superando quella sorta di ‘abusivismo di necessità che si è ormai affermato con forza nella nostra società”. La presidente dell’Acli Colf ha infatti citato le pesanti discriminazioni che le colf subiscono per quanto riguarda le assenze per malattie che non sono pagate, neanche in caso di ricovero ospedaliero; le limitazioni alla indennità di maternità e la scarsa copertura contributiva in regime convenzionale che non assicura di norma pensioni dignitose. La richiesta al mondo politico è quindi di “dare dignità al lavoro di cura” che sta assumendo un’importanza crescente sul piano sociale e anche economico.