Di fronte al grido dei giovani, “la prima cosa da fare – prosegue mons. Mattiazzo – è andare incontro a questi giovani là dove essi si danno appuntamento, si cercano e si ritrovano. Là ci è richiesto di metterci in ascolto ed, eventualmente, di offrire alternative sane di animazione, proposta e divertimento”. Per le strade e sulle piazze è possibile, secondo il vescovo, “venire incontro a necessità concrete, accogliere e trasmettere valori, mostrare un volto diverso della comunità civile e della Chiesa”. Insomma, “la pedagogia sempre attuale è quella di Emmaus, pedagogia della compagnia e della strada. È pedagogia della compagnia, perché ci richiede di stare insieme ai giovani, di ascoltare il loro disagio, le loro attese e la loro speranza, di cogliere la novità di vita che portano dentro, di farci carico dei loro drammi e dei loro sogni. È pedagogia della strada, perché ci spinge a farci loro compagni di viaggio e a camminare con loro”. Tuttavia, “l’attenzione ai giovani non può limitarsi al momento delle piazze, ma deve esserci in tutte le espressioni della convivenza civile ed ecclesiale. A questo riguardo, sono interpellate in modo specifico le famiglie, la scuola, l’università, le parrocchie, le diverse agenzie dello sport e del tempo libero”. “L’evangelizzazione di strada, le fraternità giovanili, le missioni giovani, le scuole di preghiera – conclude il vescovo – sono forme nuove che hanno già mostrato riscontri positivi; altri se ne troveranno se si radicheranno ancor di più nel tessuto vivo della nostra città e riceveranno l’appoggio e il sostegno di tutti”.