"L’unica vera mobilità che l’Italia ha conosciuto negli ultimi 50 anni è l’imprenditorializzazione. Non è un caso, ad esempio, che la maggior forma d’integrazione degli immigrati riguardi quanti riescono a mettere in piedi un’impresa propria". È il parere di Giuseppe Roma, direttore generale del Censis, alla luce della ricerca "Meno mobilità, più ceti, meno classi" presentata oggi a Roma. "Alla base della mancanza di mobilità c’è una rigidità del sistema statuale", ha spiegato, denunciando la presenza di un "corporativismo legato a una dimensione pubblica e istituzionale", che porta ad "assegnare il 65% dei posti di lavoro per conoscenza diretta". La ricerca ha messo in luce anche "la forte differenziazione dell’accesso alle opportunità formative". "La possibilità di accedere agli studi universitari riporta il documento rimane appannaggio quasi esclusivo delle classi più elevate: sono studenti il 18,1% dei maggiorenni figli della borghesia, contro il 4,1% dei figli della classe operaia". Secondo Giuseppe De Rita, segretario generale del Censis, siamo di fronte a "un aumento dei meccanismi cetuali interni alle classi". "Lo scorso anno, dopo che maggioranza e opposizione si sono scontrate sul tema della ricchezza del Paese ha osservato De Rita sono emersi gli interessi dei proprietari di casa, degli imprenditori, dei professionisti…".