LAVORO: INDAGINE CENSIS; POCA MOBILITÀ SOCIALE, CRESCE IL CETO MEDIO

Un’Italia suddivisa in ceti, dove la mobilità sociale è più apparente che reale. Questa l’immagine del Paese resa dalla ricerca del Censis "Meno mobilità, più ceti, meno classi" presentata oggi a Roma. "Tutta la mobilità che c’è stata negli ultimi trent’anni ha prodotto sostanzialmente una dilatazione a dismisura del ceto medio", spiega il Censis, dovuta a "modifiche strutturali nella società e nella dimensione delle classi: si è ampliata la borghesia, ridotto il comparto agricolo, dirottata una quota importante delle energie produttive dall’industria al terziario". L’istituto di ricerca si è soffermato in particolare sulle dinamiche intergenerazionali: ne emerge che "il 40,8% dei lavoratori attuali è statico, perché si colloca nella stessa classe occupazionale del padre". Una condizione diffusa per lo più tra gli operai (20,6%) e le classi medie (16,7%) che all’interno della borghesia (3,5%). Il 31,7% dei lavoratori è "in una classe più alta rispetto a quella occupata dal padre", ma anche qui la variazione più sostanziosa (21,9%) riguarda figli di operai, entrati nel ceto medio a seguito delle modificazioni strutturali della società. Il 12,2% degli occupati registra invece una "mobilità a corto raggio, restando all’interno della classe media", mentre il 15,3% una "mobilità in discesa", ossia "figli delle classi intermedie scivolati nella classe operaia" (10,2%) e "figli di borghesi defluiti nelle classi inferiori (5,1%, di cui solo lo 0,8% "crollati" dal vertice alla base della piramide occupazionale).