SVIZZERA: I VESCOVI CONTRO I "BEBÈ-MEDICINA" E L’EUGENISMO

I "bebè-medicina" e l’eugenismo sono "una pratica odiosa" e "eticamente inaccettabile": lo ribadiscono oggi i vescovi svizzeri, tramite la loro Commissione di bioetica, ricordando il caso del primo "bebè-medicina" di nazionalità svizzera, una bambina nata nel gennaio del 2005 in un laboratorio di Bruxelles per donare il midollo osseo al fratellino malato di 6 anni. "Se non è giusto criticare l’intenzione soggettiva dei genitori che hanno sofferto – precisano i vescovi svizzeri – e se ci rallegriamo per la guarigione del bambino, rimane il fatto che la tecnica dei bebè-medicina costituisce una forma inquietante di eugenismo". I vescovi rintracciano le ragioni soprattutto nella produzione di 20 o 30 embrioni umani che poi verranno distrutti "come merce volgare" dopo aver trovato un unico embrione compatibile con la persona malata. "Il fine nobile di curare il malato – sottolineano – non giustifica l’uccisione degli embrioni, che sono individui della specie umana". (segue)