SVIZZERA: CONFERENZA EPISCOPALE, RISPETTO DIGNITÀ UMANA "PRINCIPIO SUPREMO" ANCHE PER RICERCA SU EMBRIONI

Solo il rispetto del "principio della priorità incondizionata della vita umana" può garantire "la qualità della ricerca scientifica", anche nel campo della ricerca sugli embrioni. A ribadirlo è oggi la Commissione bioetica della Conferenza episcopale svizzera, in una nota in cui prende posizione sul progetto di articolo costituzionale e di legge federale relativo alla "ricerca sull’essere umano" (Lrh). Pur giudicando positiva "la volontà di unificare le molteplici legislazioni e le pratiche diverse, e di colmare le lacune esistenti", i vescovi svizzeri fanno notare che "l’ottica adottata non risponde alle esigenze della Costituzione svizzera", per la quale "la dignità umana è il principio supremo costitutivo dell’ordine giuridico". La Lrh, denunciano i presuli elvetici, "adotta un posizione utilitaristica che si accontenta di bilanciare due valori ritenuti a torto antagonisti: la protezione della personalità contro la libertà della ricerca". In particolare, la Commissione di bioetica contesta l’idea che l’etica si riduca "ad una valutazione del rapporto benefici-rischi" e definisce "inammissibile considerare come ‘rischio minimo’ per un feto ciò che costituisce per lui un rischio maggiore". Ugualmente "inaccettabile", per i vescovi svizzeri, è "la differenza di statuto tra embrione ‘in vivo’ ed embrione ‘in vitro’", perché presuppone che "un cambiamento di circostanza modifichi la natura dell’embrione umano".