Per avvicinare i giovani all’ecumenismo, ha detto Bontempi, "gli adulti, innanzitutto, devono promuovere la conoscenza", ma, soprattutto, "partire dalla pratica del dialogo ecumenico e interreligioso dal basso, in cui la dimensione della vita quotidiana è centrale". Di qui, "l’importanza delle comunità locali e del tessuto cittadino, promuovendo progetti concreti e gemellaggi tra parrocchie e associazioni cattoliche e comunità di altre confessioni cristiane, come pure campeggi ecumenici". Sul fronte della laicità, ha suggerito Bontempi, "le istituzioni dovrebbero favorire questi incontri in cui le diverse identità si possano confrontare. In questo modo la pratica ecumenica diventa pratica di cittadinanza". All’incontro di questa mattina è intervenuta anche Maddalena Santoro, sorella di don Andrea, assassinato in Turchia, che ha parlato di come suo fratello "desiderasse risvegliare la necessità del dialogo in Turchia con la sua semplice presenza, testimonianza e disponibilità a stare con gli altri senza pretendere che gli altri smettessero di essere se stessi". Per il dialogo, ha concluso Maddalena Santoro, don Andrea riteneva necessarie "tre cose": "L’amore per Cristo e quindi la propria identità, l’amore fraterno e l’amore affinché gli altri siano se stessi e anche noi non rinunciamo al nostro modo di essere e credere. In questo modo, si diventa un segno di Cristo in mezzo agli altri".