È giunto il momento di "sottrarre la comunicazione radiotelevisiva a una pressoché esclusiva logica commerciale", approfittando della "radicale riforma" del sistema di rilevazione degli indici d’ascolto, ora affidato all’Auditel, che si prospetta dopo l’atto d’indirizzo varato dall’Autorità per le garanzie nelle comunicazioni. Lo afferma, in un comunicato, l’Unione cattolica della stampa italiana (Ucsi) della Toscana, denunciando il "fragoroso silenzio" che ha accompagnato la decisione dell’Autorità, segno "della dimensione degli interessi economici in gioco". L’Ucsi toscana chiede "una moratoria totale, anche di carattere sperimentale, nella rilevazione degli indici di ascolto riferita ai tg e ai grandi contenitori d’informazione giornalistica televisiva", auspicando "una netta e coraggiosa separazione di generi fra informazione giornalistica e altre forme di comunicazione, per lasciare solo a queste ultime le rilevazioni sulla quantità degli ascolti". Secondo i giornalisti cattolici, l’attuale meccanismo di rilevazione degli ascolti "rappresenta un pesante condizionamento negativo per la libertà dell’informazione giornalistica" e causa un "abbassamento qualitativo": "Il pericolo denunciano è che notizie difficili, inchieste scomode, informazioni su fatti apparentemente lontani dall’immediata sensibilità del grande pubblico vengano sottovalutate o negate per compiacere le finalità, puramente commerciali, degli indici d’ascolto quantitativi".