Per quanto riguarda, invece, il rapporto con il web, “non siamo in presenza di una generazione guidata da Internet, che non può più vivere senza connessione e che trasferisce lo spazio sociale nella rete”; piuttosto “si tratta di una generazione consapevole della presenza dei nuovi media senza farsi condizionare in maniera totalizzante”. Tre, secondo l’indagine, le attività di fondo dei giovani connessi in rete: “Navigare attraverso i motori di ricerca per cercare informazioni, scaricare documenti, comunicare con la posta elettronica”. Prevale, dunque, uno spirito di ricerca, che può partire “dall’individuazione di un bisogno” o “dalla dinamica di esplorazione, che tende a occupare il tempo degli adolescenti in ottica ludica”. Si ha invece un divario tra adulti e adolescenti nella percezione del significato della tecnologia, “spazio naturale all’interno del quale orientare usi e costumi” secondo i giovani, mentre gli adulti, che sono “frequentatori meno assidui”, la considerano solo “un possibile strumento cui ricorrere in caso di necessità”. Questa distanza è percepita soprattutto nella scuola, dove “la mancanza di una cultura mediale, nello specifico tra gli insegnanti”, determina, ad avviso degli adolescenti, “un incremento degli ostacoli nell’uso delle nuove tecnologie” e “una distorsione delle potenzialità del medium, confinando Internet e computer al ruolo di strumenti e riducendo in partenza il significato positivo dei media come ambienti di apprendimento, socializzazione e creazione della conoscenza”.