La decisione israeliana di sospendere per 48 ore i raid aerei sul Libano, dichiara il direttore generale di Unicef Italia, servirà "a far arrivare alle popolazioni nel minor tempo possibile i camion con le derrate alimentari e le medicine necessarie. Ma due giorni sono pochi. E’ una corsa contro il tempo che deve diventare un tentativo di mostrare alle parti in lotta che le armi non sono la soluzione. Davanti alla disperazione dei bambini le armi sono inutili”. Intanto nei rifugi e nei luoghi di raccolta degli sfollati team di esperti, psichiatri, psicologi, terapeuti e operatori sociali dell’Unicef stanno lavorando per dare sostegno psicologico ai bambini. "La sofferenza che la guerra provoca non viene taciuta o nascosta. E’ fondamentale far parlare i bambini, capire le loro paure, cercare di dare una spiegazione e distrarli con il gioco e, per quanto possibile, con lo studio. E’ fondamentale dare in continuazione la possibilità della speranza, altrimenti sarebbe negativo. Quello che noi vediamo e tocchiamo con mano in queste situazioni è che ci sono tantissimi bambini che vogliono la pace. Gli esperti sul campo dicono che una volta siglata la pace serviranno almeno due generazioni per dimenticare tutto. Bisogna investire sui bambini, sulle nuove generazioni conclude Salvan – affinché da adulti dimentichino le sofferenze della guerra. Bisogna continuare e gettare semi di speranza”.