L’approvazione dell’indulto, oggi alla Camera, con 460 voti a favore e 94 contrari, "è positiva ma non pensiamo di risolvere problemi strutturali con dei provvedimenti che potrebbero rivelarsi solo dei palliativi". Ad affermarlo al Sir è l’Ispettore generale dei Cappellani delle carceri, mons. Giorgio Caniato. "Si calcola che con il provvedimento torneranno in libertà circa 13mila detenuti su una popolazione carceraria di circa 63mila spiega – Ciò significa che resteranno in prigione circa 50mila persone quando queste ne possono contenere circa 43mila. Se si voleva svuotare le carceri si dovevano far uscire almeno 20mila detenuti. Ne escono 13mila, è meglio di niente". Ma adesso si dovrà pensare a queste persone: "Dove andranno? – si chiede mons. Caniato -. Tra di loro molti non hanno famiglia, sono stranieri soli, tossicodipendenti. Il rischio è che, abbandonati a se stessi, questi detenuti tornino nel giro di poco tempo in prigione. A quel punto l’indulto sarà solo un palliativo". Per evitarlo, "bisogna risolvere i problemi strutturali della giustizia". "In Italia conclude – ci sono circa 170mila persone condannate, 63mila in galera, le altre fuori. Se non ci fossero leggi come la Simeoni, che permette al magistrato che giudica di dare in affido ai servizi sociali le persone condannate, facendo scontare loro la pena fuori del carcere, avremmo dentro 170mila detenuti. Servono processi veloci e misure alternative".