ECUMENISMO: SAE, BEIN RICCO (VALDESE), OCCORRE UNA "LAICITÀ INCLUSIVA"

"Il concetto di laicità non è un’idea platonica fuori dal tempo, ma un divenuto nella storia": partendo da questa riflessione, Elena Bein Ricco, saggista valdese, ha aperto i lavori della tavola rotonda sul tema "Quale laicità?", promossa questa mattina nell’ambito della 43ª sessione del Sae, in corso a Chianciano Terme. "Il modello classico di laicità, basato sulla separazione tra Stato e Chiesa – si è chiesta Bein Ricco – che sposta le convinzioni etiche e religiose nel privato, è ancora valido?". Per la saggista valdese, in realtà, "il modello classico della laicità è messo in crisi per l’emergere di alcuni fenomeni nuovi: la trasformazione delle democrazie di oggi in società multiculturali, multietniche e multireligiose e il ritorno sulle scene delle religioni, che chiedono maggiore visibilità e che, talvolta, assumono la forma del fondamentalismo". Per Bein Ricco, "se vogliamo evitare che le religioni diventino cause di conflitti, dobbiamo far sì che si possano confrontare nel dibattito pubblico, facilitando l’abbattimento di stereotipi e l’eliminazione di intolleranze". Anche le emergenti questioni di bioetica "esigono una regolamentazione giuridica, che fa saltare la rigida divisione tra sfera pubblica e dimensione privata". Del modello classico di laicità, per la valdese, va salvaguardato "il garantire i diritti di tutti senza privilegiare nessuno", mentre va corretto "il confinare le convinzioni morali e religiose fuori dallo spazio pubblico".