"La modifica del testo approvato dal Parlamento europeo, approvata ieri a Bruxelles dal Consiglio Ue per la competitività circa il VII programma quadro per la ricerca presenta un elemento positivo: la procedura non è chiusa e, quindi, si dovrà tornare a discutere della questione". Per interpretare il testo in modo da non consentire in futuro la distruzione degli embrioni, Carlo Casini, euro parlamentare e presidente del Movimento della vita, evidenzia che, innanzitutto, "bisogna tener conto dei Paesi che non hanno votato il testo: Polonia, Austria, Lituania, Slovacchia e Slovenia". Occorre, poi, continuare a lavorare con la Germania, che "è sempre stato il Paese più fermo nella difesa dell’embrione, ma in questo caso pur di non essere isolata insieme a Paesi minori, ha ceduto sul non fissare una data". Un altro Paese importante "è l’Italia: nel Parlamento ci sono forze che risulterebbero vincenti, se andassero avanti con una linea strategica unica". A livello europeo, aggiunge Casini, "il 15 giugno, il Parlamento ha fatto passare un testo peggiore di quello di Bruxelles, però dall’analisi dei voti si vede che c’è una trasversalità netta. A favore della difesa dell’embrione, ci sono stati anche voti dagli ambientalisti non italiani e dal gruppo socialista tedesco". Infine, "sui programmi specifici dei ricercatori si dovrà pronunciare un’apposita Commissione. Allora, si potrà discutere se è possibile finanziare un progetto che utilizzi linee cellulari estratte da embrioni distrutti non molto tempo prima o meno".