MEDIO ORIENTE: "POPOLI E MISSIONE", LETTERA-APPELLO DAL LIBANO PER IL CESSATE IL FUOCO

"Il nostro Paese è diventato una gran prigione. Anzi, ogni Regione è diventata una prigione". È quanto scrive padre Abdo Raad dal Foyer de l’amitié, un istituto fondato nel 1979 dai Padri libanesi di rito melkita nella valle della Bekaa, in una lettera-appello – giunta alla redazione di "Popoli e Missione" – sulla crisi in Libano, dove si chiede alla comunità internazionale di adoperarsi per arrivare al cessate il fuoco. "I morti sono più di 500, ma quelli sotto le loro case sono migliaia", informa padre Raad: "I feriti tantissimi. Ogni minuto, morti, feriti e rifugiati aumentano. Niente combustibili, niente medicine, neppure pane. I prezzi sono alzati in modo incredibile. Gli aiuti non possono arrivare in Libano, l’aeroporto è distrutto, i porti sono bombardati in modo continuo". "Nella Casa dell’amicizia dopo aver sospeso tutte le attività ed evacuato i bambini – informa il missionario – abbiamo cominciato a ricevere le famiglie rifugiate da Beirut, dal Sud, dalla Bekaa (tanti vengono a piedi). I bombardamenti attorno a noi non cessano. Sono a 500 metri da noi. Alcune finestre al Villaggio dell’amicizia sono già andate in frantumi. Abbiamo ora quasi 30 rifugiati che hanno bisogno di tutto. Il numero sta aumentando". Di qui la richiesta di "sostegno morale e materiale", e di fare pressione sulla comunità internazionale per far tacere le armi. "Speriamo che cessi il fuoco per poter aprire l’aeroporto e le strade e per potere far arrivare gli aiuti", è l’auspicio finale della lettera.