BENEDETTO XVI E MEDIO ORIENTE: BROMURI ("LA VOCE"), "ALTRO CHE SOLITUDINE!" (2)

"Non amante di protagonismo, rispettoso delle competenze proprie delle Organizzazioni internazionali e delle autorità degli Stati sovrani – continua Bromuri – il Papa ha saputo indicare la via da seguire, quella indicata dal G8 e quella dell’Onu, ribadendo principi fondamentali", ripetuti da tutti i suoi collaboratori: "Abolizione di ogni pratica terroristica che è all’origine di tutto il malessere; non cedere alla logica della rappresaglia, realizzando una difesa mirata e proporzionata che non faccia vittime innocenti e soprattutto ricorrendo a metodi non violenti, come in parte ha già fatto Israele, di prevenzione e di coraggiose azioni informative e di formazione di un’opinione pubblica favorevole agli accordi, chiedendo la collaborazione alla diplomazia internazionale". Un principio base "è anche il rispetto di uno Stato indipendente, il Libano, che non deve essere usato come teatro di battaglia di contendenti a lui estranei". Dopo tutto ciò, prosegue Bromuri, "la Chiesa piange la sorte dei cristiani presenti in quei luoghi, bersaglio dell’una e dell’altra parte in lotta". Ma, conclude, "la forza e la presenza della Chiesa e del Papa è soprattutto da valutare sul parametro della preghiera, quella che è stata chiamata la forza debole capace di cambiare il cuore degli uomini, dal quale soltanto può sgorgare come un fiume la giustizia e la pace. Il richiamo alla giornata della preghiera e della penitenza rivolto a tutti i credenti suscita un bagliore di speranza quale fu la giornata di Assisi (27 ottobre 1986), quando le religioni del mondo si riunirono per invocare la pace".