“La pluralità di voci che rende effettiva quella democrazia informativa che da sempre e da più parti viene invocata – continua la nota della Fisc – non può e non deve essere messa in discussione da tagli indiscriminati che colpiscono tutti in maniera indistinta”. Oggi, per la Fisc, “è il momento di intraprendere ‘un’opera di pulizia, distinguendo tra operatori veri della comunicazione e coloro che si annidano nel comparto con l’intento esclusivo di accedere ai sostegni pubblici’, come è stato ricordato nella recente assemblea nazionale di Mediacoop, svoltasi a Roma il 7 luglio scorso, a cui anche la Fisc ha partecipato”. È anche tempo, però, “di dare vita ad un nuovo disegno di legge di riforma dell’editoria che dovrebbe perseguire alcuni obiettivi essenziali, tra cui quello di distinguere tra veri giornali d’informazione che garantiscono pluralismo e democrazia sul territorio e testate di altro genere”. Quella dei 160 periodici aderenti alla Fisc è “una significativa presenza nel Paese che ha lunghe tradizioni, antiche origini e forti radicamenti nel territorio”, perciò “mortificare questa presenza vorrebbe dire togliere voce a chi non dispone delle risorse economiche dei grandi gruppi editoriali”. Di qui la richiesta di privilegiare “i contributi diretti rispetto a quelli indiretti a chi effettivamente svolge un servizio informativo che in ambito locale è ancora molto gradito e ricercato sulla carta stampata, come conferma il gradimento che ci assegnano i nostri lettori e i nostri abbonati”.