"Un documento di estremo interesse": così mons. Giuseppe Chiaretti, arcivescovo di Perugia-Città della Pieve, definisce la lettera di un gruppo di ebrei messi in salvo da un parroco nel 1944, rinvenuta nell’archivio storico diocesano. La lettera conferma quanto reso noto recentemente da Gianfranco Cialini, coordinatore del Fondo antico dell’Università degli Studi di Perugia, sull’episodio della liberazione di un gruppo di trenta ebrei italiani da Isola Maggiore sul Trasimeno nelle notti del 19 e del 20 giugno 1944. Il documento, per mons. Chiaretti, "prova che fu esclusivamente opera del parroco di Isola Maggiore, don Ottavio Posta, a liberare le trenta persone rinchiuse nel castello del marchese Guglielmi". Azione che il sacerdote riuscì a compiere con l’aiuto di quindici pescatori con cinque barche a remi, attraverso le quali furono messi in salvo gli ebrei. La lettera fu scritta da Bice Todros Ottolenghi, Albertina Coen, Livia Coen e Giuliano Coen per ringraziare apertamente l’arcivescovo perugino dell’epoca, mons. Mario Vinello, e porta la data del 23 agosto 1944, due mesi dopo la loro liberazione. "L’episodio di don Ottavio Posta, sconosciuto alla gran parte dell’opinione pubblica – commenta mons. Chiaretti – si unisce a quello noto di don Federico Vincenti, parroco di Sant’Andrea in Porta Santa Susanna di Perugia, che per la sua opera di aiuto e salvataggio di ebrei in tempo di guerra fu onorato dal governo israeliano con il riconoscimento di Giusto, concessogli alla memoria il 25 marzo 1998".