"La ricerca sulle cellule staminali non embrionali è un’alternativa eticamente percorribile, scientificamente corretta ed economicamente sostenibile che può rispondere alle attese di quei pazienti (e dei loro familiari) che sono stati spesso illusi circa le possibilità terapeutiche delle ricerche sulle cellule staminali embrionali". A ribadirlo è Adriano Pessina, direttore del Centro di bioetica dell’Università Cattolica, che definisce "grave nel metodo e nel merito" la scelta del ministro dell’Università e Ricerca, Fabio Mussi, di ritirare l’appoggio dell’Italia alla Dichiarazione etica che impedisce l’utilizzo degli embrioni umani ai fini della ricerca sulle cellule staminali nell’Unione europea. "Al di là delle riserve circa la legittimità politica e giuridica dichiara l’esperto questa decisione manifesta di fatto una totale disattenzione per il dibattito culturale che nel nostro Paese e in Europa si è sviluppato circa la legittimità morale della ricerca sulle cellule staminali embrionali". "Rinunciare a tutelare la vita degli esseri umani nelle fasi embrionali da ogni forma di sfruttamento e di manipolazione – spiega Pessina significa rinunciare a fare dell’Europa un luogo di rigorosa promozione e difesa dei diritti dell’uomo". Al contrario, "il rispetto e la tutela della vita umana in tutte le sue fasi è un dovere morale e sociale, che si pone in totale continuità con la promozione della ricerca a favore delle persone malate e non può essere presentato come una forma di chiusura al progresso scientifico".