Oltre a contestare qualsiasi forma di "equiparazione fra matrimonio e convivenze omosessuali", Caffarra ha definito illecita anche quella fra famiglia fondata sul matrimonio ed unioni di fatto. Ciò che "differenzia" queste ultime dalla "comunità coniugale", ha puntualizzato, "è il rifiuto del reciproco vincolarsi". L’unione di fatto, cioè, "è in sostanza una convenzione fra due individui che vogliono rimanere tali, cercando di avere da questa convinzione vantaggi e benessere affettive o altri. Il bene sociale insito in questa convivenza è quindi essenzialmente diverso da quello insito nella comunità coniugale in senso tradizionale": di qui il no all’equiparazione. Ma la differenza tra coppie di fatto e famiglia fondata sul matrimonio, per il cardinale, risulta evidente soprattutto riguardo alla generazione ed educazione dei figli: "Chi ha la responsabilità primaria del bene comune si è chiesto Caffara può rimanere neutrale a che la persona sia generata all’interno di una comunità coniugale o di una convivenza di fatto? A che la persona sia generata all’interno di una comunità coniugale oppure possa essere affidata ad una coppia omosessuale riconosciuta come coppia genitoriale?". "Equiparare in ordine alla genitorialità matrimonio, convivenze di fatto e convivenze omosessuali ha concluso l’arcivescovo di Bologna significa essere neutrali di fronte al fatto che non sono assicurate le stesse condizioni educative alla persona che ha diritto di esser educata".