” “Il grido di aiuto, ha ribadito il Papa, si eleva "davanti a Dio", ma è anche rivolto "allo stesso nostro cuore", proprio ora, che "incombono nuove sventure" e "sembrano emergere nuovamente dai cuori degli uomini tutte le forze oscure: da una parte, l’abuso del nome di Dio per la giustificazione di una violenza cieca contro persone innocenti; dall’altra, il cinismo che non conosce Dio e che schernisce la fede in Lui". "Noi gridiamo verso Dio ha aggiunto il Santo Padre – affinché spinga gli uomini a ravvedersi, così che riconoscano che la violenza non crea la pace, ma solo suscita altra violenza, una spirale di distruzioni, in cui tutti in fin dei conti possono essere soltanto perdenti". Il Dio, nel quale crediamo, ha chiarito il Papa, "è un Dio della ragione", che "è una cosa sola con l’amore, col bene". Di qui la preghiera affinché "la ragione dell’amore e del riconoscimento della forza della riconciliazione e della pace prevalga sulle minacce circostanti dell’irrazionalità o di una ragione falsa, staccata da Dio". Il campo di Auschwitz-Birkenau è anche "un luogo della memoria": il passato "ci indica le vie da non prendere e quelle da prendere". Dopo aver percorso, come Giovanni Paolo II, il cammino lungo le lapidi che, nelle varie lingue, ricordano le vittime del campo, il Papa ha evidenziato come "queste lapidi commemorative parlano di dolore umano, ci lasciano intuire il cinismo di quel potere che trattava gli uomini come materiale non riconoscendoli come persone, nelle quali rifulge l’immagine di Dio".