BENEDETTO XVI IN POLONIA: AD AUSCHWITZ-BIRKENAU, DI FRONTE ALLE VITTIME "UN ATTEGGIAMENTO DI SILENZIO" E UNA DOMANDA "DI PERDONO"

"Quasi impossibile", anzi "particolarmente difficile e opprimente per un cristiano, per un Papa che proviene dalla Germania" parlare in un "luogo di orrore, di accumulo di crimini contro Dio e contro l’uomo che non ha confronti nella storia", come il campo di concentramento di Auschwitz-Birkenau. Con queste parole, oggi pomeriggio, Benedetto XVI ha iniziato il suo discorso in memoria delle vittime al campo di concentramento di Birkenau. Di fronte "alla innumerevole schiera di coloro che qui hanno sofferto e sono stati messi a morte", prevale un "atteggiamento di silenzio", che, tuttavia, "diventa poi domanda ad alta voce di perdono e di riconciliazione, un grido al Dio vivente di non permettere mai più una simile cosa". Come Giovanni Paolo II visitò lo stesso campo, il 7 giugno 1979, da "figlio del popolo polacco", così Benedetto XVI ha sentito il dovere di andare: un dovere "di fronte alla verità e al diritto di quanti hanno sofferto, un dovere davanti a Dio, di essere qui come successore di Giovanni Paolo II e come figlio del popolo tedesco". Un popolo sul quale "un gruppo di criminali raggiunse il potere mediante promesse bugiarde, in nome di prospettive di grandezza, di ricupero dell’onore della nazione e della sua rilevanza, con previsioni di benessere e anche con la forza del terrore e dell’intimidazione, cosicché il nostro popolo poté essere usato ed abusato come strumento della loro smania di distruzione e di dominio". Poco prima del discorso del Papa, nel quale Benedetto XVI ha citato due volte, la shoah,  erano state lette preghiere in diverse lingue mentre il rabbino capo di Polonia Michael Schudrich, aggredito qualche ora prima a Varsavia, ha cantato il Kaddish, il canto ebraico dei morti.