La normativa italiana che garantisce il diritto alla salute per tutti gli immigrati (con la legge Turco-Napolitano che apriva il sistema sanitario nazionale a regolari e irregolari), è stata “una rivoluzione” ed è oggi “all’avanguardia in Europa: per questo 80 parlamentari europei hanno firmato la proposta di una risoluzione europea che si ispiri alla nostra normativa”: ne ha parlato ieri pomeriggio a Roma il medico Salvatore Geraci, presidente della Società italiana delle migrazioni e responsabile dell’area sanitaria della Caritas di Roma, intervenendo ad un incontro organizzato dal Centro Astalli, la fondazione dei gesuiti che si occupa di rifugiati e richiedenti asilo. “Dopo la fase dell’esclusione, fino a metà anni ’90 ha spiegato Geraci , c’è stata la rivoluzione dell’accesso ai servizi. La successiva legge Bossi-Fini è stata invece deleteria per gli effetti avuti sulla salute degli immigrati: ha prodotto patologie e malattie, perché perdere il lavoro vuol dire perdere la possibilità di vivere in Italia. Crescono così gli infortuni sul lavoro, il disagio psichico, il ricorso all’interruzione volontaria della gravidanza. Ora però dobbiamo pensare ad una migliore fruibilità dei servizi”. Il sistema sanitario a confronto con la realtà degli immigrati, secondo Geraci ha scoperto anche qualcosa di nuovo e di imprevisto: “La centralità della relazione. Dobbiamo pensare ad una medicina più attenta alle persone, perché l’ipertecnologia ce ne ha allontanato”. In ogni caso, ha ribadito Geraci, ricordando che “parte solo chi è in salute”, “gli immigrati stanno bene”: “Sono diminuiti del 59% i nuovi casi di Aids, sono dimezzati i ricoveri ospedalieri per la tubercolosi”.