BENEDETTO XVI: "LA FEDE NON È UNA MARCIA TRIONFALE", PIETRO "TESTIMONE AFFIDABILE" ANCHE DOPO LA "SOFFERENZA DELL’INFEDELTÀ"

"La scuola della fede non è una marcia trionfale, ma un cammino cosparso di sofferenze e di amore, di prove e di fedeltà da rinnovare ogni giorno". Lo ha detto il Papa, che anche oggi – come mercoledì scorso – ha dedicato la catechesi dell’udienza generale, alla quale hanno partecipato circa 35mila persone, alla figura dell’apostolo Pietro, "testimone affidabile" anche se "ha conosciuto la sofferenza dell’infedeltà". Dopo la "confessione della fede cristologia della Chiesa", all’indomani del miracolo della moltiplicazione dei pani e dei pesci, ha ricordato Benedetto XVI, "Pietro che aveva promesso fedeltà assoluta, conosce l’amarezza e l’umiliazione del rinnegamento: lo spavaldo apprende a sue spese l’umiltà. Anche Pietro deve imparare a essere niente! Quando finalmente gli cade la maschera e capisce la verità del so cuore debole di peccatore credente, scoppia in un liberatorio pianto di pentimento. Dopo questo pianto egli è pronto per la sua missione". "La generosità irruente di Pietro – è il commento del Papa – non lo salvaguardia dai rischi connessi con l’umana debolezza". Solo così, tuttavia, con la sua "fragilità" e poi "infedeltà", Pietro può rispondere alla "missione che gli sarà affidata da Gesù risorto" sulle sponde del lago di Tiberiade (segue).