"Servirebbe maggiore autodisciplina da parte dei media: mettere un detenuto sotto i riflettori come da ieri stanno facendo tv e quotidiani con Erika stravolge anche il senso riabilitativo del provvedimento adottato". È critico Guido Mocellin, caporedattore de "Il Regno-documenti" e consigliere regionale per l’Emilia Romagna dell’Unione cattolica della stampa italiana (Ucsi), sull’ampio spazio che i mezzi d’informazione stanno riservando ad Erika che nel 2001 con il suo ragazzo uccise la madre e il fratellino a Novi Ligure. Motivo di tale esposizione mediatica è la partecipazione della ragazza a una gara di pallavolo disputata ieri fuori dal carcere. "Erika è maggiorenne, quindi non si possono invocare le norme sui minori, ma è indubbio che una tale sovraesposizione mediatica non le fa certo bene. La ragazza non può essere considerata una detenuta come tante altre e se durante la detenzione finisce in prima pagina il suo equilibrio potrebbe venire alterato. Forse una maggior protezione della sua privacy sarebbe stata utile anche perché questo caso, come quello di Cogne e altri simili, fa leva sull’interesse morboso che spesso viene riservato a simili vicende. La scelta dell’evidenza fin nei minimi particolari è, inoltre, la stessa adottata dai talk show, che presentano ogni dramma come un reality, indagando fin nei minimi particolari e rendendo così personaggi pubblici i protagonisti, proprio come se fossero i ragazzi di un ‘Grande fratello’". ” ”