Il film su "Il Codice da Vinci", in uscita domani nelle sale di tutto il mondo, non sarà proiettato in quella di Cles (Tn) perché il gestore ha accolto la richiesta della comunità cristiana, proprietaria del cinema, e ha cancellato la programmazione della pellicola. "Oscurantismo, censura, ritorno ai roghi e all’Indice?", si chiede Ivan Maffeis, direttore del settimanale diocesano "Vita trentina", che aggiunge: "Forse è solo consapevolezza che non è obbligatorio vedere il film e che se ne possono prendere le distanze, analogamente a quanto già fanno tanti consumatori critici per prodotti che vanno dalle scarpe da ginnastica al cacao". A pesare, chiarisce Maffeis, "è la pretesa di poter riscrivere la storia con la matita dell’arbitrio personale". Insomma, "si dovrebbe poter concludere: tanto rumore per un’operazione commerciale", invece, "ecco arrivare i nostri intellettuali", da Francesco Merlo, che chiedeva ai cattolici di smetterla con "questa disputa che da comica diventa barbara" a Corrado Augias, che spiegava che "Il Codice" ha venduto tanto perché "soddisfa il desiderio di sapere chi era davvero Gesù". "La vera presa di distanza che dovremmo assumere conclude Maffeis – è quella dalla nostra personale ignoranza. Non è sufficiente risparmiare le due ore del film per poi dedicarle ad un reality; i 10 euro del biglietto dovrebbero semmai essere investiti per informarsi e formarsi. Nel caso di una famiglia, osiamo proporle, allo stesso costo del cinema, un anno intero con Vita Trentina…".