"Essere attenti a presentare tutti i valori secondo la loro gerarchia ha puntualizzato Tettamanzi non deve essere semplicemente oggetto di proclamazione, ma di realizzazione concreta". Spetta alla politica, in particolare, "lavorare sulle condizioni reali di un Paese, di una società, perché i diritti fondamentali possano essere realizzati nel segno del bene comune. Se non si lavora sulle condizioni per cui realizzare questi valori", ha ammonito il porporato, "il rischio è che ci sia una gerarchi che proclami i valori, ma che non ci sia un laicato che li realizzi". Come ha sottolineato il Papa nella sua prima enciclica, "la Chiesa è interessata alla giustizia, ma anche a fornire energie morali e spirituali a persone a cui senza le quali la questioni dei diritti rimarrebbe solo una questione verbale". Spetta ai dunque ai laici cristiani, secondo Tettamanzi, e a chi è impegnato in politica testimoniare "in maniera libera, responsabile, coerente, direi obbediente, tutti i valori, nel contesto concreto delle condizioni reali: se manca tutto questo, il rischio è fare proclami etici, ma non una vera e propria politica". Interrogato sulla "spaccatura" dell’Italia evidenziata dalle urne, Tettamanzi l’ha definita "una situazione di divisione presente non solo a livello politico, ma permanente", in quanto "accompagna la nostra vita e la nostra storia da sempre"; accanto ad essa c’è però "il bisogno di unità profonda, la consapevolezza che i problemi ci sono e vanno affrontati, se si vuole vivere in maniera più serena e più umana".