"Il Codice da Vinci non è solamente un romanzo. E’ divenuto un best seller perché riflette, come un termometro culturale, una religiosità contemporanea che occorre studiare meglio". A dichiararlo è Andreu Rocha Scarpetta dell’Ateneo Regina Apostolorum nel corso della conferenza sul libro di Dan Brawn e la New Age tenutasi ieri sera all’Università Angelicum. "Il romanzo, punto di riferimento del movimento New Age, è rappresentativo dell’uomo contemporaneo che vive la religiosità in maniera soggettiva, attingendo dal ‘supermercato della spiritualità’ ciò che considera utile. Questo modo di vivere la vita spirituale soprassiede alle gerarchie e alle istituzioni preposte, con un uso della religione ‘fai da te’. Inoltre il testo indica la strada di una fede ‘trans religiosa’, che, cioè, superando primariamente le differenze tra le religioni riconosciute, e poi quelle con le filosofie e le ideologie, le semplifica e sintetizza, sempre attingendo da ciascuna ciò che appaga la propria soggettività".
"Quanto oggi provocato da questo fenomeno letterario e cinematografico ha affermato Bernardo Estrada, docente all’Università Santa Croce – è paragonabile allo scontro scatenato nel II secolo dagli gnostici". Collegando quell’esperienza storica al New Age, Estrada ha aggiunto: " Anch’esso era una forma di sincretismo che semplificava la realtà in una visione manichea. Ieri, come oggi, si affermava che l’uomo si redime da solo, si rigenera da solo".