In un’Italia "Paese a rischio" per "la continuità delle generazioni, l’accoglienza e la nascita di nuove vite" è l’analisi della Cei, che definisce "i lievi incrementi del tasso di natalità" dei "piccoli segnali", anche se da salutare con "gioia" la lotta alla denatalità "è la nostra effettiva priorità nazionale sulla quale occorre concentrare – al di là delle divisioni politiche ed ideologiche – uno sforzo comune, ciascuno secondo le responsabilità che gli sono proprie, da quelle delle giovani coppie a quelle delle pubbliche istituzioni, degli operatori economici, degli uomini di cultura e dell’informazione, dell’intera società civile, e naturalmente della Chiesa e della sua pastorale". E’ in questo contesto, ha puntualizzato Ruini, che "si colloca il nostro impegno a favore della vita umana, dal primo istante del suo concepimento fino al suo termine naturale, e della famiglia legittima fondata sul matrimonio". Di conseguenza, la Chiesa italiana continua a proclamare "il rifiuto dell’aborto, delitto abominevole la cui gravità si va purtroppo oscurando nella coscienza di molti ma che rimane un atto intrinsecamente illecito che nessuna circostanza, finalità o legge umana potrà mai giustificare, come anche dell’eutanasia e dell’utilizzo degli embrioni umani", e ad opporsi "ai tentativi di dare un improprio e non necessario riconoscimento giuridico a forme di unione che sono radicalmente diverse dalla famiglia, oscurano il suo ruolo sociale e contribuiscono a destabilizzarla".