DIRITTI UMANI: AMNESTY INTERNATIONAL, "CONTROLLI PIÙ SEVERI SUL TRAFFICO DI ARMI"

"L’urgente rafforzamento dei controlli sui trasferimenti di armi" per "fermare una catena sempre più in espansione di intermediari privati che alimentano uccisioni, stupri e torture", è la richiesta di Amnesty internazional in un rapporto reso noto oggi che documenta il traffico sempre più sofisticato di armi nel mondo, soprattutto verso i Paesi in via di sviluppo, con il coinvolgimento di intermediari di Cina, Emirati Arabi, Israele, Italia, Olanda, Regno Unito, Usa, Svizzera, Ucraina e Balcani. "I controlli alla dogana sono blandi – spiega Brian Wood, di Amnesty international– e solo 35 Paesi hanno introdotto leggi sull’intermediazione di armi". Il rapporto descrive "la natura segreta, priva di regole e irresponsabile" di molte operazioni di trasferimento delle armi, con esempi di traffici dalla Bosnia Erzegovina all’Iraq, da una fabbrica brasiliana all’Arabia Saudita e isole Mauritius attraverso uno spedizioniere olandese-britannico, dalla Cina alla Liberia attraverso un mediatore olandese. Alcune società private, denuncia il rapporto, sono state perfino utilizzate, "con denaro pubblico, anche a sostegno delle missioni di pace delle Nazioni Unite". Tra le raccomandazioni per ottenere controlli più rigorosi: leggi e regolamenti nazionali che impediscano i trasferimenti di armi che contribuiscono a gravi violazioni dei diritti umani; un protocollo internazionale secondo standard etici condivisi; rendere reato le violazioni degli embarghi Onu sulle armi e accrescere gli aiuti internazionali per rafforzare i controlli alla dogana.