"Non una predica moraleggiante, non un fervorino untuoso e vuoto, non un pezzo retorico d’occasione: l’omelia oggi deve calarsi nell’esistenza della comunità cristiana, sapendo bene dove si vuole arrivare. In una parola, bisogna conoscere il proprio ‘gregge’": lo ha detto questa mattina all’Università Lateranense di Roma il prof. Chino Biscontin, direttore della rivista "Servizio alla Parola", editrice Queriniana, che ha svolto una delle relazioni di base al convegno "L’Omelia: prassi stanca o feconda opportunità?", promosso dall’Istituto pastorale "Redemptor Hominis". Nell’introdurre i lavori, il prof. Don Dario Viganò, vice-preside dello stesso istituto, ha sottolineato che "nell’attuale momento storico la prassi omiletica deve fare i conti con alcuni elementi di criticità che sarebbe semplice ridurre alla tipologia del linguaggio". Secondo don Viganò, "gli elementi di distanza e di stanchezza certamente hanno a che fare anche con il linguaggio, ma non sono gli unici elementi e neppure quelli maggiormente significativi". (segue)