"Il fatto di avere un piano sanitario è già di per sé un buon punto di partenza, ma la differenza la fanno le persone, non i piani strategici". È questo il commento, in un servizio di SIR Regione, di Enrico Larghero, medico e presidente dell’associazione Bioetica e persona, gruppo cattolico interdisciplinare, all’approvazione, da parte della Giunta regionale piemontese, del nuovo piano sociosanitario per il periodo 2006-2010. Il documento, ora all’analisi del Consiglio regionale, pone al centro la salute della persona e si basa sulla riorganizzazione dei sistemi di cura, il potenziamento della prevenzione e dell’assistenza e la presa in carico del paziente, con l’obiettivo di garantire la saldatura tra sanità e assistenza. Per don Marco Brunetti, direttore dell’Ufficio per la pastorale della salute dell’arcidiocesi di Torino, anche in Piemonte "serve un maggior impegno a promuovere condizioni idonee per la salute, migliorando strutture inadeguate, eliminando le cause di molte malattie, favorendo la giusta ridistribuzione delle risorse sanitarie, sostenendo la ricerca scientifica, dando vita ad un’azione amministrativa responsabile e coraggiosa nel definire sia gli standard di qualità sia i limiti dei servizi prestati, realizzando modalità organizzative meno burocratiche e più orientate a rendere certe ed evidenti le responsabilità e i compiti di ciascuno".