Pubblichiamo la nota Sir di questa settimana.
Con grande partecipazione e in un clima di grande concordia nazionale si sono celebrati i funerali dei tre militari italiani vittime di un nuovo attentato a Nassiryia. Proseguono violenze ed attentati, aprile è stato il mese di perdite più pesanti, ma qualcosa sembra muoversi nel tormentato groviglio iracheno. L’esponente sciita Nuri al’Maliki sembra in dirittura d’arrivo per riuscire a formare un governo dopo mesi di stallo dalle elezioni politiche. E un governo in cui siano rappresentati quanto meno i tre grandi pezzi etnico-religiosi del nuovo Iraq potrà essere un interlocutore credibile per tutti gli attori del tragico e lunghissimo dopoguerra. Per gli Stati Uniti e gli altri Paesi a partire dall’Italia – alla ricerca di una credibile exit-strategy e per i vicini arabi ed islamici.
Tutto sembra tenersi infatti e tutto sembra sfrangiarsi nel Medio Oriente, da Hamas ad Ahmadinejad, passando per la centrale terroristica internazionale di Al Qaida, che ha voluto riaffermare la propria esistenza. Anche il Papa Benedetto XVI, nel suo messaggio pasquale Urbi et Orbi ha sottolineato le connessioni augurando che "In Iraq sulla tragica violenza, che senza pietà continua a mietere vittime, prevalga finalmente la pace. Pace auspico vivamente ha proseguito – anche per coloro che sono coinvolti nel conflitto in Terrasanta, invitando tutti ad un dialogo paziente e perseverante che rimuova gli ostacoli antichi e nuovi, evitando le tentazioni della rappresaglia ed educando le nuove generazioni ad un rispetto reciproco. La comunità internazionale, che riafferma il giusto diritto di Israele di esistere in pace, aiuti il popolo palestinese a superare le precarie condizioni in cui vive e a costruire il suo futuro, andando verso la costituzione di un vero e proprio Stato". Ed ha aggiunto, a proposito della crisi del nucleare: "si giunga a una composizione onorevole per tutti mediante negoziati seri e leali, e si rafforzi nei responsabili delle Nazioni e delle Organizzazioni Internazionali la volontà di realizzare una pacifica convivenza tra etnie, culture e religioni, che allontani la minaccia del terrorismo".
Tutto sembra tenersi e tutto sembra sfrangiarsi e, dunque, questo presuppone da parte degli interlocutori occidentali, ed in particolare dei tre Paesi europei che affiancano gli Stati Uniti nel complesso negoziato sull’atomica iraniana, grande capacità e lungimiranza. Occorre trarre le lezioni degli errori in Iraq e nello stesso tempo guardare avanti, tenendo insieme questione geo-strategica dell’energia e soggettività delle nuove grandi potenze, a partire dalla Cina. La recente visita del presidente Hu Jintao negli Stati Uniti, come anche il nuovo attivismo nel settore energetico, confermano come si tratti di un interlocutore ostico.