Il voto di maggioranza è "utile e necessario" quando "si tratta di "risolvere pacificamente problemi che riguardano la vita politica, sociale, giuridica ed economica del Paese, sui quali c’è legittima diversità di opinioni, ma che devono esser decisi in un senso o in un altro per permettere il pacifico svolgimento della vita della nazione". Non è "saggio" e "opportuno", però, "quando si tratta di problemi e pratiche in cui sono implicati principi e valori morali che toccano la coscienza più intima di gran parte della popolazione". È quanto si legge nell’editoriale dell’ultimo numero di "Civiltà cattolica", di cui oggi sono state anticipate le bozze. "Con il ricorso al criterio del voto di maggioranza su grandi problemi morali si distorce il senso della democrazia", è l’ammonimento della rivista dei Gesuiti, secondo i quali tale voto "non può diventare uno strumento per legiferare su problemi che toccano le convinzioni morali e religiose e dunque la coscienza dei cittadini", quasi "imponendo" per lette a tutti "comportamenti e obblighi che, almeno per alcuni, sono in contrasto con la propria coscienza". Altro che "ingerenze" della Chiesa nella vita politica, si legge nell’editoriale: spesso "sono i cattolici a dover accettare leggi, che contrastano con la propria coscienza", come l’aborto e il divorzio, mentre "si tenta di approvarne altre non meno ad essa contrarie come quelle sull’eutanasia, sulle unioni di fatto e omosessuali con il motivo o il pretesto che si vuole combattere il tentativo della Chiesa d’imporre a tutti la sua libertà".