Quali potenzialità e quali i rischi del 5 per mille, il meccanismo che permetterà ai contribuenti, dalla prossima dichiarazione dei redditi, di destinare parte delle imposte a favore del volontariato? Se lo chiede il mensile "Italia Caritas" nel numero di aprile in uscita a giorni (viene distribuito in 350.000 copie gratuite a chi ha effettuato donazioni alla Caritas). Sono infatti 29.164 in Italia le organizzazioni che si sono candidate per accedere al 5 per mille, circa il 10% degli aventi diritto (su 235.000 enti non profit esistenti in Italia). Il governo ha stimato un risultato massimo di 260 milioni di euro per il 2006. L’esito della misura, innovativa e sperimentale in Europa, "dipenderà da scelte politiche più ampie", sostiene l’articolista Paolo Pezzana e "il prossimo governo sarà chiamato a dare segnali chiari in tal senso, sin dai suoi primi atti". Segnali che riguardano "precise scelte politiche di sistema sul welfare e sul ruolo del terzo settore", che dovrà essere oggetto di una "seria politica industriale" da parte delle istituzioni, ossia "non delegando la funzione pubblica ma integrandola, coinvolgendo direttamente e dal basso le comunità". In questo modo "ci si potrà attendere una nuova stagione di economia civile e di partecipazione", scrive Pezzana, altrimenti si dovrà dare ragione "a chi ha criticato il 5 per mille fin dalle origini" perché simile negli esiti ad altre forme di sostegno pubblico come gli incentivi fiscali alle donazioni al non profit, la normativa per le Onlus o la legge "Più dai meno versi" "che di fatto non hanno avuto un seguito significativo nella popolazione".