"Il bello è il terreno di dialogo e di incontro interdisciplinare, interculturale e interreligioso, per il terzo millennio. Oltrepassa i filtri dei pregiudizi per raggiungere gli uomini e le donne di tutte le culture e le religioni”. Questo il presupposto e la finalità del documento che ha guidato oggi i lavori della seconda giornata dell’assemblea plenaria del Pontificio Consiglio della cultura, sul tema “La via pulchritudinis, cammino di evangelizzazione e di dialogo”. Nel “mare di parole” in cui siamo immersi, ha detto il vescovo statunitense William Benedict Friends, “la bellezza è una pausa che introduce una forma nuova di dialogo. È una esperienza al di là delle parole, che ci tocca in profondità e apre nuovi orizzonti”. La via pastorale e interculturale della bellezza si dirige verso “l’unità dei diversi in integrità”. Tre i momenti di questo itinerario intellettuale e mistico: la bellezza nella creazione, nelle arti, in Cristo, “il più bello dei figli degli uomini”. Mons. Joseph Miroslaw Zycinski, arcivescovo di Lublino, ha citato Paul Davies, premio Templeton nel ’95: “È impossibile per uno scienziato, anche ateo, non lasciarsi stupire dalla bellezza, dall’armonia, dalla purezza della natura”. Così, l’arte “non ha una funzione meramente estetica ha aggiunto mons. Mauro Piacenza, presidente della Pontificia Commissione per i beni culturali della Chiesa ma è uno strumento di inculturazione della fede e di evangelizzazione, una sorta di luogo teologico”.