Una penisola "divisa in tre" in quanto a livello di integrazione degli immigrati (inserimento lavorativo, scolarizzazione, acquisto della casa e stabilità sociale), con una fascia "alta" nelle regioni del Nord-est, comprese Marche ed Umbria, una fascia "media" che va dalla Liguria al centro Italia fino alle Puglie, una fascia "bassa" che va dal Molise a tutto il Meridione. Regione capofila è il Veneto seguita dalle Marche, la provincia con il punteggio massimo è Treviso, seguita da Pordenone e Reggio Emilia. Milano è al 40° posto in graduatoria, Roma al 52°. Fanalino di coda: Potenza e Napoli. Sono alcuni dati che emergono dal IV Rapporto sugli "Indici di integrazione degli immigrati in Italia" commissionato dall’Onc-Cnel al Dossier statistico immigrazione di Caritas-Migrantes e presentato oggi a Roma. Dati che, come tiene a precisare Franco Pittau, del Dossier immigrazione, "valutano la quantità, ossia la potenzialità del territorio, ma non la qualità dell’integrazione, che è un fenomeno più complesso da descrivere. Anche perché ogni contesto territoriale è ambivalente". (segue)