“Si fraintende del tutto il messaggio di Gesù se lo si separa dal contesto della fede e della speranza del popolo eletto”, ha ammonito il Papa, che ha sottolineato come “la predicazione di Gesù è al tempo stesso chiamata di grazia e segno di contraddizione e di giudizio per l’intero popolo di Dio. Pertanto, sin dal primo momento della sua attività salvifica Gesù di Nazareth tende a radunare il Popolo di Dio”. Benedetto XVI ha poi spiegato in questi termini lo stretto legame che esiste tra la dimensione personale e quella comunitaria del cristianesimo, a partire dall’annuncio di Gesù: "Anche se la sua predicazione è sempre un appello alla conversione personale, egli in realtà mira continuamente alla costituzione del Popolo di Dio che è venuto a radunare e a salvare. Risulta perciò unilaterale e priva di fondamento l’interpretazione individualistica dell’annuncio che Cristo fa del Regno". In realtà, secondo il Santo Padre, "questo individualismo è un’accentuazione tipicamente moderna: nella prospettiva della tradizione biblica e nell’orizzonte dell’ebraismo, in cui l’opera di Gesù si colloca pur con tutta la sua novità, risulta chiaro che tutta la missione del Figlio fatto carne ha una finalità comunitaria, perché mira a raccogliere in unità il popolo escatologico di Dio". "I dodici Apostoli ha concluso Benedetto XVI – sono il segno più evidente della volontà di Gesù riguardo all’esistenza e alla missione della sua Chiesa, la garanzia che fra Cristo e la Chiesa non c’è alcuna contrapposizione. È pertanto del tutto inconciliabile con l’intenzione di Cristo uno slogan di moda alcuni anni fa: Gesù sì, Chiesa no".