Per superare la “distanza tra coscienza cristiana e cultura moderna”, una “ferita che continua a provocare sofferenza alla Chiesa italiana”, occorre “intraprendere la via di una conversione delle forme di annuncio del Vangelo” testimoniando “la propria buona relazione con il Signore risorto ed anche percorrendo fiduciosamente nuove vie ed elaborando creativamente nuovi linguaggi”. Lo ha detto mons. Cataldo Naro, arcivescovo di Monreale e presidente della Commissione episcopale per la cultura e le comunicazioni sociali, intervenendo al convegno nazionale degli uffici diocesani per le comunicazioni sociali “Comunicare speranza” che, promosso dalla Cei, si è aperto oggi pomeriggio ad Ancona (fino all’11 marzo). La scelta da parte della Chiesa per il suo Convegno a Verona del tema della speranza, ha proseguito mons. Naro, “suggerisce che essa”, nonostante “l’offuscamento della speranza” che secondo Giovanni Paolo II “tentava spesso” le Chiese d’Europa, “avverte, comunque, l’esigenza di essere testimone di speranza nell’Italia del nostro tempo” e “sente di custodire questa speranza” e “di doverla sempre più vivere, affinché alimenti il suo stesso cammino e la faccia capace di alimentare il cammino di tutti”. E proprio “nel cammino stesso della Chiesa da Palermo (1995) a Verona (2006)” è innanzitutto possibile, per l’arcivescovo di Monreale, “scorgere germi di speranza” che “dicono e promettono una realtà più grande”. (segue)