“Dare priorità alla pastorale per i migranti a livello locale e internazionale; fare un profondo lavoro di formazione e integrazione; curare i contatti tra paesi d’origine e paesi di accoglienza; trovare il personale per la pastorale degli immigrati e collaborare tra parrocchie”: queste “le grandi sfide pastorali poste dalle migrazioni”, emerse dal VI Incontro dei presidenti delle Conferenze episcopali del sud-est Europa (Albania, Bulgaria, Bosnia e Erzegovina, Grecia, Conferenza Episcopale SS. Cirillo e Metodio di Serbia, Montenegro e Macedonia, Romania) che, insieme ai vescovi cattolici della Grecia, si sono riuniti nei giorni scorsi a Corfù. All’incontro, promosso dal Consiglio delle Conferenze episcopali d’Europa (Ccee), il segretario del Pontificio Consiglio Giustizia e Pace, mons. Giampaolo Crepaldi, ha presentato il Compendio della dottrina sociale della Chiesa (ottobre 2004) che viene proposto a sacerdoti, catechisti e laici impegnati nella politica e nel sociale. “La vera novità per arginare l’ingiustizia, la povertà, la disuguaglianza sociale – ha detto Mourtzanos Themistoklis, teologo ortodosso, – sgorga dal ritrovamento dell’unione con Dio e fra noi”. Il fenomeno migratorio (33 milioni i migranti nel vecchio continente) tocca radicalmente tutti i paesi del sud-est Europa: esso, hanno concluso i vescovi, “non deve restare un problema, ma divenire una chance”; per questo “richiede con urgenza un lavoro ecumenico e di collaborazione fra le diverse Chiese e comunità”.