"Soprattutto in Quaresima dobbiamo ribadire la nostra vocazione che è opzione fondamentale per la vita: un mondo vuoto di Dio, che ha dimenticato Dio, perde la vita e cade in una cultura della morte con il pericolo indicato già da Papa Wojtyla nella Evangelium vitae". È il pensiero sulla vita che Benedetto XVI ha tenuto al centro del suo secondo colloquio con gli oltre 800 sacerdoti, impegnati nelle 335 parrocchie della sua diocesi, ricevuti in Vaticano questo pomeriggio. I sacerdoti erano accompagnati dal Cardinale Vicario che ha rivolto il saluto al Pontefice e dai vescovi ausiliari. Nel corso di un udienza "cordiale e affettuosa", durata due ore, il Papa, rispondendo a 15 domande, ha affrontato anche i temi della famiglia, dei giovani, dell’adorazione eucaristica, della carità. Rispondendo a chi gli poneva il problema della solitudine in cui si trovano spesso le famiglie Benedetto XVI ha chiesto maggior attenzione da parte della comunità cristiana per la "cellula fondamentale di ogni società sana". Alla domanda sul ruolo della donna nella Chiesa, Benedetto XVI, dopo aver ribadito che "il governo dipende dal sacramento ed è Cristo che governa la Chiesa", ha sottolineato il contributo fondamentale delle donne alla vita della stessa Chiesa e ha chiesto di riflettere sulla possibilità di dare più spazio alle donne anche nel servizio ministeriale. Non è mancato un ricordo di Giovanni Paolo II e, in particolare, alle sue parole "damose da fà, volemose bene, semo romani", rievocate con una poesia in romanesco recitata dallo stesso parroco che nel 2004 invitò Papa Wojtyla a parlare nel dialetto di Roma. Il testo ufficiale delle risposte del Papa verrà reso noto nella giornata di domani.