Un milione e mezzo di donatori, con una media di 130 euro a offerta per un totale di 195 milioni di euro raccolti nel 2004; il 3,83% in più rispetto all’anno precedente. Questi dati, relativi al “denier de l’Église”, contributo annuale richiesto ai fedeli per il mantenimento della Chiesa francese, sono stati resi noti ieri a Parigi da mons. Laurent Ulrich, arcivescovo di Chambéry e presidente della Commissione episcopale finanziaria, e da Olivier Lebel, incaricato per le finanze dell’episcopato francese. In una conferenza stampa indetta per il centenario del “denier de l’Église”, tema di un servizio su SirEuropa di oggi (old.agensir.it), mons. Ulrich ha affermato che “da oltre un secolo la Chiesa non riceve alcun aiuto diretto né dallo Stato né dal Vaticano” ed essa si mantiene grazie al citato “denier”, ma “solo il 10% dei cattolici del Paese si sente debitore di questa imposta volontaria”. Il “denier de l’Église” è una conseguenza della soppressione dello stipendio dei preti voluto dalla legge del 1905 sulla separazione tra Chiesa e Stato ed è stato istituito nel 1906 dalle diocesi. Oggi viene utilizzato per pagare gli stipendi e le pensioni ai sacerdoti (circa 20mila) e i compensi ai laici salariati (circa 5mila). Per sensibilizzare i fedeli su questa necessità, da anni le diocesi hanno organizzato campagne informative che, ha osservato Lebel, “stanno cominciando a dare i primi risultati”, anche se “l’equilibrio finanziario delle diocesi rimane precario”. Di qui l’appello di mons. Ulrich ad “una generosità ragionata e costante per assicurare la permanenza della Chiesa nel tempo”.