“Una bellissima festa che ha ben coronato l’evento olimpico nel quale, oltre alla bravura degli atleti, meritano di essere sottolineate la capacità e l’efficienza degli organizzatori”. Così mons. Wilhelm Emil Egger, vescovo di Bolzano-Bressanone, commenta al SIR la cerimonia di chiusura dei Giochi olimpici invernali di Torino (10-26 febbraio). Ma il presule guarda anche alle Paraolimpiadi, in programma sempre nel capoluogo piemontese dal 10 al 19 marzo, e dei 1.300 atleti che si confronteranno su sci alpino, sci di fondo, biathlon, hockey su ghiaccio e curling dice: “Sono un segno della grandezza dell’uomo che con l’impegno e la forza di volontà può superare parecchi limiti. Già di per sé, indipendentemente dalle medaglie che porteranno a casa, questi atleti sono dei vincitori”. Per il vescovo “lo sport libera la mente da altre preoccupazioni, rende capaci di concentrazione e impegno; se il corpo è sano e allenato anche il pensiero è più libero e vivace”. Mons. Egger, sciatore di fondo ed appassionato di escursioni in montagna, si sofferma sul “senso di elevazione e apertura dello spirito che dona il contatto con la bellezza della natura e del creato”. Ma l’attività sportiva, “a condizione che non esasperi la voglia di vittoria a tutti i costi e non diventi un insensato tentativo di oltrepassare ogni limite”, è anche “scuola di volontà e di impegno; in altre parole scuola di vita” e, attraverso il rigore e il dominio di sé, rende davvero più liberi e, in qualche modo, aperti ad una dimensione più alta dell’esistenza”.