Il "mal di testa", "tra i disturbi più fastidiosi e i più diffusi fino a dieci anni fa", va scomparendo nella popolazione italiana, ma si diffonde tra i migranti. "Un’alta incidenza di cefalea muscolo-tensiva si riscontra nelle immigrate, in particolare nelle donne dell’Est, soprattutto rumene, tra i 40 e i 50 anni, di istruzione superiore ma impiegate in lavori cosiddetti umili". Nel corso dell’ultimo anno, le pazienti immigrate sono state oltre l’80% sui casi in cura presso l’ambulatorio di neurologia e psichiatria dell’Istituto San Gallicano. Di queste, il 20% erano laureate, ma lavoravano come badanti e domestiche. È quanto riferisce lo psichiatra Alberto Pietrangeli, tra i relatori nella giornata di chiusura, domani, del XIII Workshop internazionale "Cultura, salute, migrazioni" al Cnr a Roma. Gli elementi stressogeni: "L’allontanamento dal Paese di origine e soprattutto dalla famiglia, la fatica della transculturazione, la perdita di sicurezza e di riferimenti affettivi, il sottoimpiego e lo svantaggio sociale ed economico". Anche le sudamericane soffrono di disturbi neurologici da migrazione, ma in misura minore delle donne dell’est a motivo di una differenza culturale. Per Pietrangeli, "la somatizzazione è una fuga dalle difficoltà quotidiane e, spesso, una rivendicazione d’attenzione da parte di chi è debole".