Riguardo al dialogo “con persone di cultura, seguaci di altre religioni e non credenti”, secondo il card.Poupard esso dovrebbe concernere soprattutto il “senso della vita e della morte, la libertà dell’uomo, i problemi umani che hanno una dimensione religiosa, e anche la fede stessa”. E dovrebbe riguardare anche "aspetti seri della vita sociale: i giovani, la povertà, la solidarietà, la creazione di relazioni nelle società multiculturali, i valori e i diritti umani, il pluralismo culturale e religioso, il bene comune, l’etica nell’economia e nella politica, la bellezza, l’ecologia, le biotecnologie e la bioetica, la pace”. Un dialogo, ha precisato, “da condurre con reciproco rispetto e reciprocità”. Il presidente del Pontificio Consiglio ha elencato poi una serie di problemi di ingiustizia sociale che colpiscono la società indiana: “il sistema delle caste, gli intoccabili, il lavoro minorile, lo sfruttamento dei poveri, la discriminazione contro le giovani donne in alcune regioni del Paese e gravi difficoltà per le minoranze etniche e religiose”. “La globalizzazione che senza dubbio porta progresso e sviluppo – ha affermato – porta in se anche il grande pericolo che i poveri e gli emarginati diventino vittime di questo progresso”. Il card. Poupard ha concluso esortando i centri culturali cattolici a "sviluppare il dialogo tra fede e culture”.