"Non si può non amare la vita: è il primo e il più prezioso bene per ogni essere umano. Dall’amore scaturisce la vita e la vita desidera e chiede amore. Per questo la vita umana può e deve essere donata, per amore, e nel dono trova la pienezza del suo significato, mai può essere disprezzata e tanto meno distrutta". Inizia, così, il messaggio del Consiglio episcopale permanente della Cei per la 29ª Giornata per la vita, che si celebrerà il 4 febbraio 2007. Certo, aggiungono i vescovi, "i giorni della vita non sono sempre uguali": "a volte si è indotti spontaneamente ad apprezzare la vita", mentre altre "la fatica, la malattia, la solitudine ce la fanno sentire come un peso". Ma la vita "è sempre un bene prezioso per se stessi e per gli altri e in quanto tale è un bene non disponibile". Per i vescovi, "l’amore vero per la vita, non falsato dall’egoismo e dall’individualismo, è incompatibile con l’idea del possesso indiscriminato che induce a pensare che tutto sia ‘mio’", nel senso "della proprietà assoluta, dell’arbitrio, della manipolazione". La vita, insomma, "è il bene supremo sul quale nessuno può mettere le mani": "anche in una visione puramente laica, l’inviolabilità della vita è l’unico e irrinunciabile principio da cui partire per garantire a tutti giustizia, uguaglianza e pace". (segue)